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Era evidente che dopo il periodo vacanziero si facessero dei bilanci dei vari settori che vanno da gennaio a luglio 2020 e che comprendono, quindi, tutti i mesi dell’emergenza sanitaria sino ad arrivare alla ripartenza (se così si può dire) dell’economia nazionale con la riapertura delle varie attività: ovviamente comprese quelle del mondo del gioco che sono portatrici di parecchi introiti per le casse erariali, da sempre. Sempre ma in passato, si vorrebbe sottolineare, perché oggi il momento storico che il nostro Paese, come tante altre realtà territoriali purtroppo, sta passando lo ha portato a confrontarsi con una percentuale in “sprofondo” calo di quasi il 43% per quanto riguarda proprio gli introiti provenienti dal gioco pubblico, compresi i migliori siti sicuri di casino, se rapportati a quelli dello stesso periodo dello scorso anno. E ci sarebbe senz’altro da preoccuparsi, ed anche non poco: dato che da una parte fa sottintendere come può essere stata “disagiata” questa prima parte del 2020 la vita commerciale delle imprese di gioco e dall’altra che “impegnativo contraccolpo economico” hanno avuto le casse dello Stato!

Chissà, quindi, se almeno queste cifre, in relazione alle quali l’Erario e lo Stato centrale si sono sempre dimostrati alquanto sensibili, smuoverà in quest’ultimo la “voglia” di provvedere finalmente al riordino nazionale dell’intero settore dei giochi per far ritornare il gioco pubblico quella potenza economica di qualche anno fa e che provvedeva con i suoi introiti a “sanare” parecchi buchi nei diversi bilanci dello Stato. Se l’Esecutivo Giallo-Rosso non provvederà con urgenza a fronteggiare queste carenze erariali non si vede cos’altro potrebbe succedere per smuovere le decisioni che riguardano il settore ludico: decisioni che lo stesso Esecutivo insiste nel non affrontare, seppur a questo punto risulti tangibilmente toccato nel proprio “portafoglio”. Un quasi -43% degli introiti erariali sarebbe, senza ombra di dubbio, un valido incentivo a muoversi per qualsivoglia Autorità, ma forse non per quella che gestisce il nostro Paese che ogni volta che si parla di gioco pubblico si “adombra”… e vede “rosso”.

Ma è evidente che dalla lettura del bollettino delle entrate tributarie pubblicato dal MEF, e che riporta questo “dato assolutamente di peso” dovuto alle mancata entrate dai giochi, dimostra chiaramente un contraccolpo notevole per le casse dello Stato: le entrate per i primi sette mesi di questo benedetto 2020 ammontano soltanto a 5.191 milioni di euro e rappresentano un saldo negativo di ben 3.865 milioni di euro. Chi ancora ci legge sa che “non ci piace” dare di consueto dati e cifre dettagliati perché “annoiano” generalmente il lettore, ma questo è un dato rilevante sul quale lo Stato centrale è chiamato a riflettere e, sopratutto, ad intraprendere volontà, una volta per tutte, sul riordino del settore ludico se non si vuole che la situazione degeneri e che si prospetti una chiusura d’anno ancora peggiore del bilancio dei primi sette mesi. E non è senza dubbio soltanto il gioco pubblico che va male, ma è il gioco pubblico quello sul quale gli Esecutivi di turno si sono sempre, negli anni, appoggiati usufruendo a piene mani degli introiti che il settore riusciva a riversare nelle casse erariali, e pure senza tanta fatica.

Risulterebbe, quindi, doveroso un intervento urgente dell’attuale Esecutivo per mettere in moto, finalmente si oserebbe dire, la costruzione di questo benedetto riordino nazionale, anche dei siti italiani per scommettere sullo sport, che avrebbe lo scopo, prima di tutto, di mettere la legalità di nuovo “al posto che le spetta”, consegnando alle imprese quel potere legale che dovrebbero già avere, essendo in possesso di una concessione statale che oggi, purtroppo, a causa di tutte le norme restrittive che le Regioni e gli Enti Locali hanno messo in essere, non riescono a far valere. E poi il già famigerato riordino nazionale risolverebbe l’annosa “Questione Territoriale” che impedisce, come ha suggerito anche il Consiglio di Stato, di mettere in atto i bandi per il rinnovo delle concessioni. Insomma innescherebbe una sorta di spirale dove, però, alla fine ci si ritroverebbe con un mercato legale del gioco fiorente quasi come un tempo e, sopratutto, sostenibile: compatibilmente con la pandemìa e con gli eventuali sviluppi o ritorni che la stessa potrebbe presentare.

Anche questa cosa sarebbe da non sottovalutare assolutamente come è stato fatto, purtroppo, all’inizio dell’emergenza non essendo stata acquisita in questo senso alcuna esperienza da parte della nostra classe politica, e non solo di quella italiana: tutti gli Stati sono stati sorpresi da questo evento inimmaginabile e, quindi, assolutamente imprevisto. Ma è chiaro che sia il dato relativo al mancato introito dei proventi dal gioco pubblico va a sommarsi a tutti gli altri mancati incassi relativi agli altri movimenti economici consueti che, durante l’emergenza e dopo i decreti istituzionali sono stati spostati in altra data e che andranno ad entrare nelle casse dello Stato successivamente, nei prossimi mesi: le mancate entrate sono state influenzate senz’altro dal Decreto “Cura Italia” che aveva già sospeso i termini per il versamento delle tasse tributarie ed extra-tributarie relative alle cartelle di pagamento emesse nel secondo trimestre 2020 e prorogate alla fine di agosto ed ancora spostate sino alla metà di ottobre.

Tale decreto aveva in realtà bloccato tutto quello che riguardava i pagamenti delle varie cartelle esattoriali ed altri diversi pagamenti che, in pratica, sono slittati alla fine del prossimo mese di novembre. Periodo nel quale, almeno sulla carta, dovrebbe rientrare tutto nella normalità a livello erariale anche per quello che riguarda le imprese in generale e comprese anche quelle del mondo dei giochi: sempre ammesso che le aziende riprenderanno i loro percorsi con tranquillità, cosa che al momento non appare così “scorrevole” o pronosticabile facilmente. E cosa che lascia aperti tanti interrogativi su quello che sarà il futuro della nostra economia e dei nostri mercati. É fin troppo chiaro che l’evolversi o lo stazionamento della situazione emergenziale giocherà inevitabilmente un ruolo essenziale nel futuro delle economie di tutto il Pianeta e tutti dovranno fare, purtroppo, i conti con questo: non solo le casse erariali del nostro bel Paese!

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