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Casino Online e gioco d’azzardo: Devono essere rinnovati


Visto e considerato che l’intesa intervenuta in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali in questi ultimi giorni è un argomento che attira attenzione per quanto riguarda la riforma del gioco pubblico, si “deve” continuare a parlarne per cercare sopratutto di capire quale davvero sia l’indirizzo e la volontà politica dell’Esecutivo Giallo-Rosso e se, per puro caso, il suo pensiero sia esattamente quello dei suoi predecessori: l’assoluta latitanza di decisioni e di interventi nel settore ludico per “paura” di perdere consensi elettorali, “fregandosene altamente” dei risvolti economici di tutta l’industria del gioco che, comunque, a mezzo dei suoi concessionari rappresenta lo Stato ed i suoi prodotti di gioco. Si gira sempre attorno a questo argomento: lo Stato che rilascia le concessioni agli ignari operatori che pensano di essere protetti e tutelati, ma Stato che poi consente alle Regioni di agire e mettere in campo norme così restrittive, ed esclusivamente destinate al gioco legale, che a volte lo costringono a chiudere le proprie aziende quando addirittura ad espellerlo dal proprio territorio di competenza.

La storia si ripete ormai da anni: ed ancora oggi l’Esecutivo si trova nella condizione di non decidere alcunché se non almeno la nomina del sottosegretario con delega ai giochi ed ai nuovi casino online in Italia Pier Paolo Baretta che a volte sembra essere uno “specchietto per le allodole”. Una sorta di contentino per placare gli animi e per prendere ancora tempo per decidere “quel qualcosa” che ponga fine alla situazione disastrosa del gioco ed al rischio che il settore venga anche “invaso” dalla problematica della disoccupazione, argomento che dovrebbe essere prioritario. Il tempo storico attuale è abbastanza complicato, difficile ed incerto che inserire altri problemi a quelli che già ci ha “gentilmente regalato” l’emergenza Coronavirus non sembra proprio una bella decisione politica. Ma da qualche anno non vi è alcun dubbio che quando si parla del mondo dei giochi è come parlare di una ”nota stonata” nell’insieme di una bell’opera: una “nota dolente” che rovina tutto il meraviglioso insieme che la contorna.

Purtroppo, come raffronto ci potrebbe anche stare: peccato, però, che di “meraviglioso insieme” la nostra attuale politica, ma anche quella che si trascina nei banchi parlamentari dai Governi precedenti, non si possa parlare con euforia o soddisfazione. Infatti, questa situazione precaria del gioco pubblico risale ancor prima del 2017 quando la “Questione Territoriale” teneva già banco e dove è stata affrontata appunto in Conferenza Unificata, discussa e concordata, sino ad arrivare alla stesura dell’intesa sottoscritta da tutte le Regioni che lasciava presagire, in quel preciso momento, la possibilità di arrivare ad una ristrutturazione di tutto il settore dei giochi. Peccato, poi, che qualcuno non ha fatto scattare il relativo decreto attuativo, così questo accordo “legalmente” non esiste. Poi c’è anche quel Giudice che gli dà forza giurisprudenziale e qualche altro, invece, non la ravvisa: quando non accade addirittura che lo stesso Giudice, in altro contesto territoriale, non vada ad esprimersi in modo contraddittorio, come accaduto recentemente con il Consiglio di Stato.

Quello che necessita al gioco pubblico ed ai casino mobile per telefonini cellulari e tablet, anche se allo Stato centrale quando si parla di questo argomento pare gli venga l’orticaria, è un sistema di regole certe e definitive da applicare all’intero settore e su tutto il territorio nazionale. Special modo oggi quando il gioco pubblico potrebbe essere un valido e robusto sostegno per “puntellare” la ripartenza della nostra economia: bisognerà vedere se questa “nota dolente e stonata” del gioco possa essere invece percepita bene dall’Esecutivo che oggi ha la necessità di raccogliere i maggiori introiti per poter riorganizzare le forze del Paese! La voglia politica di voler usufruire, ancora e come sempre, delle forze del gioco pubblico bisognerà vedere se prevarrà su quell’ipocrita e vecchia considerazione di immoralità che un certo schieramento politico nutre nei confronti del settore e che ha spinto sopratutto gli ultimi due Esecutivi “a quattro mani” ad osteggiare il mondo dei giochi con un silente comportamento di assoluto e completo disinteresse.

Questa ideologica interpretazione politica dell’industria del gioco appare alquanto obsoleta ed anche un “tantino assurda” considerando che gli introiti che il gioco pubblico potrebbe ritornare a riversare nelle casse erariali quando si riterrà di riformare il settore sarebbero indispensabili per l’economia del nuovo Sistema Italia e l’Esecutivo Giallo-Rosso dovrà assumersi la responsabilità, e questa volta non c’è scampo, di dichiarare una volta per tutte che il bilancio dello Stato ne può fare a meno, e quindi rinunciarvi definitivamente. Sarebbe, senza ombra di dubbio, più apprezzabile che si arrivi a “bandire il gioco d’azzardo” con un atteggiamento proibizionistico e senz’altro discutibile ma coerente, piuttosto che continuare a “fare melina” e non prendere decisioni. D’altra parte come ricordare che quando l’Esecutivo vuole fortemente una cosa, ci arriva in men che non si dica, come è accaduto con il Decreto Dignità ed il divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse che vi ha incluso. Nessuno si aspettava un provvedimento del genere con una velocità simile!

Quindi, “volere è potere” come si suole dire: bisognerà vedere, quale sarà l’attuale volere politico e cosa uscirà dal “cilindro di questo Governo” che ogni tanto ci mette di fronte a qualche improvvisazione sconcertante nei suoi innumerevoli decreti e provvedimenti. Vedremo se ancora oggi l’idea di affrontare davvero la riforma del gioco si ammanterà ancora di quella base ideologica, e non certo politica, che potrebbe ”sistemare” una parte del bilancio dello Stato. Ormai, è piuttosto evidente che se si paleserà questa volta veramente, la volontà sulla gestione del gioco pubblico l’Esecutivo ha a sua disposizione tutti gli strumenti per arrivare finalmente al riordino nazionale. Come è da ritenersi disponibile quella famosa intesa sottoscritta in Conferenza Unificata nel 2017 dalla quale ripartire, essendo da considerarsi come un pilastro sul quale basare tutto il riordino del mondo dei giochi e che non dovrebbe alla fine trovare tanti ostacoli sul proprio cammino. Il “piccolo problema” che si troverà davanti è il conoscere se finalmente il pensiero politico ed economico dell’attuale Esecutivo prevarrà sull’ipocrisia, sull’ideologia e sulla falsa moralità che sino ad ora hanno condizionato il suo “fare”.

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